Veri costi dei broker a zero commissioni 2026

Ultimo aggiornamento: 2026-05-21

"Zero commissioni" non significa "zero costi"

Il costo di una commissione di ordine è una sola voce in un conto ben più lungo. Un broker che elimina quella voce non diventa gratuito: sposta il recupero dei ricavi altrove — sullo spread bid-ask, sul markup valutario, sui costi di custodia o sugli abbonamenti ai dati. Per un investitore privato che opera dall'Italia, conoscere queste voci è la premessa per scegliere in modo informato.

Questa guida esamina i costi che non compaiono nel titolo dell'offerta, con particolare attenzione a quelli che incidono di più su chi acquista azioni o ETF da un conto in euro.

Spread bid-ask

Il prezzo a cui puoi comprare un titolo (ask) e il prezzo a cui puoi venderlo (bid) non coincidono mai: la differenza è lo spread bid-ask, ed è un costo reale anche quando la commissione di brokeraggio è zero. Chi fa da intermediario recupera quella differenza come remunerazione per l'attività di market making.

Su strumenti liquidi — azioni del S&P 500, ETF ad alto volume su Borsa Italiana — lo spread su venue regolamentate è in genere molto stretto e difficilmente rappresenta la voce principale del costo. La situazione cambia su strumenti meno liquidi, su mercati OTC e soprattutto sui CFD: alcuni broker senza commissioni esplicite allargano deliberatamente lo spread sui CFD come principale fonte di ricavo. Se operi su azioni e ETF quotati su mercati regolamentati, lo spread bid-ask è raramente il costo dominante; se operi su CFD o asset illiquidi, è la prima cosa da verificare.

Conversione valuta (FX): il costo più rilevante per chi compra azioni USA

Per chi ha un conto in euro e compra titoli denominati in dollari — azioni statunitensi, ma anche molti ETF quotati in USD — ogni acquisto implica una conversione valutaria, e ogni vendita un'altra. Molti broker applicano un markup sul tasso di cambio anziché addebitare una commissione separata: il costo non appare come voce autonoma nell'estratto conto, ma è reale. Su alcuni broker questo margine è nell'ordine dello 0,5% per operazione, pari a circa 1% sul round trip (acquisto più vendita successiva).

Alcuni broker offrono conti multivaluta che permettono di tenere dollari sul conto ed evitare la conversione a ogni ordine: si converte solo quando si vuole trasferire la liquidità. Per chi opera regolarmente su mercati in valuta estera, questa opzione può ridurre in modo sensibile il costo complessivo nel tempo.

Il markup FX è quasi sempre incorporato nel tasso di cambio applicato all'operazione, non mostrato come voce separata. Il calcolatore di confronto broker include il costo FX nel totale per i broker che applicano un markup esplicito — così il confronto riflette il costo reale e non solo la commissione di brokeraggio.

Costi ricorrenti e occasionali

Tre voci si abbattono soprattutto sugli investitori passivi — quelli che comprano ETF o azioni e li tengono per anni senza operare frequentemente:

  • Canone di custodia: una percentuale annua sul valore del portafoglio, o una quota fissa mensile, addebitata dal broker per custodire i titoli. Non tutti i broker lo applicano; quelli che lo fanno erodono il rendimento anche negli anni in cui non si effettua alcuna operazione.
  • Commissione di inattività: addebitata quando non si supera un numero minimo di operazioni in un periodo definito. Chi opera poco — la strategia più comune tra gli investitori a lungo termine — può pagare questa voce ogni trimestre senza aver eseguito nessun ordine.
  • Commissione di prelievo: applicata quando si trasferiscono fondi dal conto broker al proprio conto bancario. Dipende dal broker e dal metodo di pagamento; su alcuni operatori non-UE può essere significativa.

Un investitore passivo che non opera per anni può pagare più in costi di custodia e inattività di quanto un trader attivo paghi in commissioni esplicite. Vale la pena verificare queste voci prima di aprire un conto, non dopo.

Abbonamenti e dati premium

Molti broker offrono dati di mercato in tempo reale, piattaforme avanzate o funzioni aggiuntive a pagamento — spesso tramite un abbonamento mensile. Questi costi sono facoltativi, ma è facile attivarli durante la fase di apertura del conto e dimenticarsi di annullarli nei mesi successivi.

Per la maggior parte degli investitori a lungo termine, i dati ritardati di 15 minuti — gratuiti su quasi tutte le piattaforme — sono più che sufficienti per prendere decisioni d'investimento. Se la strategia è comprare ETF o azioni e tenerli per anni, un feed in tempo reale è un costo senza beneficio pratico. Meglio verificare cosa è incluso nel piano base del proprio broker prima di aggiungere qualsiasi abbonamento.

PFOF (payment for order flow)

Il payment for order flow (PFOF) è il meccanismo con cui un broker indirizza gli ordini dei propri clienti verso market maker terzi, che pagano il broker per ricevere quel flusso e lo eseguono al posto delle venue tradizionali. Il broker può così azzerare le commissioni perché viene remunerato dal market maker invece che dal cliente. Il costo potenziale per l'investitore è un'esecuzione che non avviene necessariamente al prezzo migliore disponibile.

Negli USA il PFOF è storicamente una delle principali fonti di ricavo dei broker retail, e le guide in inglese vi dedicano molto spazio. In Italia non ha mai avuto un peso rilevante nella struttura di costi dei broker regolamentati. A livello europeo, la revisione MiFIR vieta il PFOF a partire dal 30 giugno 2026: per gli investitori che operano tramite broker regolamentati nell'Unione Europea, il tema è quindi sostanzialmente superato.

Regime dichiarativo vs. amministrato: il costo che non è in euro

Molti broker esteri low-cost — tra i più diffusi in Italia operano tramite filiali nell'Unione Europea fuori dall'Italia — lavorano in regime dichiarativo. Questo significa che a fine anno forniscono un report con le operazioni effettuate, ma non calcolano né versano le imposte al posto tuo. Tocca a te inserirle nel modello Redditi, o incaricare un commercialista.

I broker italiani (Fineco, Directa, IWBank e simili) operano come sostituti d'imposta — regime amministrato — e versano automaticamente le imposte sulle plusvalenze e l'imposta di bollo, senza che la dichiarazione dei redditi richieda intervento. La differenza in termini di lavoro, rischio di errore e costo del commercialista può essere molto più rilevante di qualche punto base di differenza commissionale.

Se detieni criptovalute o asset esteri da dichiarare autonomamente, il calcolatore tasse crypto e il calcolatore Quadro RW ti aiutano a stimare le imposte da liquidare in regime dichiarativo.

Come confrontare davvero

Il confronto corretto non parte dal titolo dell'offerta ma dal costo totale in percentuale del capitale investito, calibrato sul tuo profilo: con quale frequenza operi, su quali mercati, con quale importo medio per ordine, e se preferisci gestire la dichiarazione in autonomia o delegarla.

Per vedere quale broker è davvero più economico per il tuo profilo — commissioni esplicite e markup FX compresi — usa il nostro calcolatore di confronto broker. Se stai valutando il costo complessivo di un ETF nel lungo periodo — TER, imposta di bollo e tassazione delle plusvalenze — il calcolatore costi ETF proietta il costo anno per anno.